Triora, in breve
Triora (Triöa in ligure) è un comune italiano di 414 abitanti della provincia di Imperia in Liguria.
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Secondo alcuni storici locali, il borgo ebbe probabilmente origine in epoca romana, dalla tribù dei Liguri Montani che, dopo lunghe lotte, si sottomisero a Roma. Nel VII secolo ci fu la fondazione dell'abbazia di Nostra Signora del Canneto di Taggia. Tutta la zona fu oggetto di scorrerie saracene che tra il IX e X secolo spopolarono le coste e le valli, arrivando a razziare anche l'abbazia di Taggia e la valle Argentina. Essa venne nuovamente ricostruita dai monaci benedettini dell'abbazia di Santo Stefano di Genova, di proprietà bobbiese, che sul finire del X secolo s'insediarono nell'imperiese nella valle Argentina, a Taggia e Villaregia (odierno Santo Stefano al Mare).
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Chiesa parrocchiale-collegiata di Nostra Signora Assunta nel centro storico di Triora. Di origine antica, tra il 1770 e il 1775 l'impianto interno originario venne sostituito con un'unica navata; nel 1837 la facciata fu convertita nello stile neoclassico. Conserva un dipinto del pittore Taddeo di Bartolo, il più antico quadro, firmato e datato 1397, della provincia di Imperia. Chiesa di San Dalmazzo, già menzionato nel 1261, ad est del centro storico triorese. Chiesa di Sant'Agostino, edificata grazie ad un lascito del dott. Agostino Oddo nel 1614. Oratorio nuovo di San Giovanni Battista, risalente al 1677, nei pressi della collegiata.
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Nel 2021 il romanzo Triora, thriller dello scrittore ligure Alessandro Venuto, ambientato nella cittadina omonima, ha vinto il VI concorso nazionale BookTribù ed è stato premiato a Bologna in sala Biagi. Museo regionale etnografico e della stregoneria. I primi documenti e attrezzi legati alla pastorizia, alla lavorazione del latte e agli antichi mestieri in generale furono raccolti a partire dagli anni sessanta del Novecento, poi riuniti negli attuali spazi museali sul finire degli anni ottanta con la nascita del museo.
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Museo regionale etnografico e della stregoneria. I primi documenti e attrezzi legati alla pastorizia, alla lavorazione del latte e agli antichi mestieri in generale furono raccolti a partire dagli anni sessanta del Novecento, poi riuniti negli attuali spazi museali sul finire degli anni ottanta con la nascita del museo. Nelle sale, oltre all'illustrazione della vita contadina di Triora, è presente inoltre una sezione dedicata alla stregoneria e alla ricostruzione degli strumenti di tortura impiegati nei processi alle presunte streghe che interessarono il territorio triorese tra il 1587 e il 1589.
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Pane di Triora si tratta del tradizionale pane locale, cotto in forme basse e larghe del peso di circa 850 grammi. Patate int'a föglia, cotte sulla brace nella teglia, poi posta sul treppiede, ricoperta con il testo. Pasta, così è chiamata la torta verde, qui composta da diverse verdure, patate, formaggio e talvolta con riso. Bruss, un tradizionale derivato del latte simile ad un formaggio cremoso e spalmabile dal gusto molto forte. È ottimo per condire i sügeli. Crescenza, nome dato in questa zona alla sardenara, alla quale è simile. Alpeggio di Triora.
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La principale risorsa economica del comune è il turismo. L'attività agricola è pressoché scomparsa, mentre quella legata alla pastorizia è passata in secondo piano. Nel territorio erano presenti, fino al 2008, cave d'ardesia, trasportata in val Fontanabuona (Genova) per essere lavorata ed utilizzata soprattutto per la realizzazione di biliardi. Erano anche presenti due fabbriche di bambole. Nella frazione di Monesi di Triora sono presenti impianti sciistici, per una superficie battuta di circa 330 ettari. Il comune fa parte del circuito dei borghi più belli d'Italia e insignito, dal 2007, della Bandiera arancione dal Touring Club Italiano.
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Il territorio comunale di Triora - il più esteso della provincia imperiese - è situato quasi interamente nella valle Argentina e in minima parte nella vallata del torrente Tanarello (ramo sorgentifero del fiume del Tanaro), nel cui bacino sorge la frazione di Monesi di Triora. Il centro principale (Triora) sorge a 780 m s.l.m. sulle estreme pendici meridionali di un costone montuoso che digrada dal massiccio del Saccarello (2201 m), verso la stretta conca di fondovalle percorsa dal torrente Argentina.
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